La colonscopia dopo i 50 anni può salvare dal cancro al colon retto

Il colon, o intestino crasso, è la parte del canale digerente che segue l’intestino tenue e giunge fino al retto ed è responsabile dell’assorbimento di acqua, vitamine e sali minerali attraverso le strutture intestinali. Nel colon la produzione del muco responsabile della lubrificazione della parete dell’intestino e del retto è operata del tessuto ghiandolare. Il tumore al colon, o tumore del retto, nel caso in cui interessi anche il retto, consiste nella crescita incontrollata di cellule anomale nel tessuto di rivestimento. Le caratteristiche di questo tumore, perché insorge e come si può prevenire le spiega il Dottor Massimiliano Mistrangelo, chirurgo presso il Dipartimento di Chirurgia generale e Specialistica dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dal Professor Mario Morino.

Dottore che cos’è il tumore al colon?
La maggior parte dei tumori del colon originano dalla trasformazione di polipi benigni denominati adenomi, che originano dalle cellule presenti nel tessuto ghiandolare della parete colica. Sono strutture simili a dita che si protrudono all’interno della cavità intestinale e sono relativamente comuni nelle persone di età superiore ai 50 anni. La presenza di polipi di piccole dimensioni non causa nessun disturbo al paziente, per cui è fondamentale la prevenzione, considerata la loro asintomaticità. Il rischio che un adenoma vada incontro ad una trasformazione maligna (adenocarcinoma) è variabile e dipende dal tipo di adenoma. In base alle caratteristiche degli adenomi, varia quindi la terapia o gli esami richiesti. Un adenoma può trasformarsi, nel corso degli anni, in un tumore maligno che può invadere i tessuti circostanti e diffondersi in altre aree dell’organismo (metastasi).

Quali sono i fattori di rischio per questo tumore?
La causa esatta del cancro al colon non è nota ma il rischio di svilupparlo aumenta con l’età, la vita sedentaria e anche fattori di tipo ereditario. Dunque diversi fattori ambientali e comportamentali sono stati associati a un aumento di rischio per il tumore del colon retto. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che le persone che consumano grandi quantità di carni rosse e di insaccati, farine e zuccheri raffinati, poca frutta e verdura sono più esposte all’insorgenza della patologia. Lo stesso dicasi per i fumatori, i forti consumatori di alcolici, le persone in sovrappeso e sedentaria. Contano anche la familiarità e i fattori ereditari in circa un caso su tre. In particolare il rischio può essere aumentato se la patologia è stata diagnosticata in un parente stretto (padre, madre, fratello o sorella) soprattutto se di età inferiore a 45 anni, oppure in più parenti stretti all’interno della stessa famiglia. Ulteriori condizioni di rischio possono essere patologie intestinali, come malattia di Crohn, rettocolite ulcerosa, poliposi adenomatosa familiare e sindrome di Lynch.

Quali sono i sintomi?
Il tumore colon rettale si sviluppa spesso senza segni o sintomi precoci. I sintomi che possono verificarsi sono il sanguinamento (anche rosso vivo), l’alterazione dell’alvo (diarrea, stitichezza, alvo alterno), produzione di muco nelle feci (che può essere anche associato a coliti, prolassi del retto, emorroidi molto voluminose), il tenesmo (ossia il falso stimolo a defecare), il senso di incompleto svuotamento, anemia inspiegabile, dolore addominale, disagi addominali (frequenti dolori per il gas, gonfiore, senso di sazietà e crampi), perdita di peso senza un motivo apparente, costante stanchezza. Questi segni e sintomi possono essere causati dal tumore o da numerose altre patologie o condizioni cliniche. E’ importante parlare al proprio medico curante, partecipare ai protocolli di screening per il tumore al colon o ad esami diagnostici di approfondimento in caso di sospetto.

Come si può prevenire questo tumore?
Attraverso la prevenzione primaria e quella secondaria. La prima consiste nel praticare attività fisica con regolarità, per contrastare peso in eccesso e sedentarietà, e, sul fronte dell’alimentazione, consiste nel limitare le carni rosse e conservate, nel prediligere vegetali, come frutta e verdura (che contengono antiossidanti che proteggono dalla trasformazione delle cellule), cereali integrali e legumi, anche per il loro contenuto di fibra, e bere molto, almeno un litro e mezzo di acqua fuori dai pasti, per aiutare la regolarità intestinale. E’ rappresentata dallo screening. Le più recenti linee guida internazionali raccomandano la partecipazione ai programmi di screening per il tumore colon-rettale a tutte le persone con età superiore ai 50 anni. Lo screening consiste nel sottoporsi al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (test di primo livello) e alla colonscopia totale (test di secondo livello) che è raccomandata dopo i 55 anni.

Ci parli del test per la ricerca del sangue occulto nelle feci.
E’ consigliato dopo i 50 anni, non necessita di preparazione, cioè non è necessaria nessuna dieta particolare prima dell’esecuzione del test o la sospensione dei farmaci ed è privo di rischi. Si è evidenziato che questo test ha ridotto significativamente l’incidenza di tumori avanzati nel colon ed è associato a una riduzione della mortalità per tumore colon rettale di almeno il 20%. Se risulta negativo, il test deve essere ripetuto ogni due anni fino ai 69 anni, per pazienti non a rischio.

E se l’esame risulta positivo?
Su 100 persone che eseguono il test, circa 5 possono risultare positive per la presenza di sangue nelle feci. Questo può essere spesso dovuto a cause non tumorali, come per esempio le emorroidi, ma per accertarlo sarà necessario completare l’esame con un’altra indagine, la colonscopia. Per persone a rischio intermedio di età superiore ai 50 anni l’esecuzione del test è raccomandata ogni anno. Se esiste una familiarità per il tumore colonrettale, potrebbe essere raccomandata l’esecuzione di test di screening anche prima dei 50 anni o anche della colonscopia.

Ci parli ora della colonscopia.
Consiste nell’esplorazione del retto e dell’intero colon con uno strumento flessibile e dotato di una telecamera. Nel corso della colonscopia è possibile rilevare la presenza di polipi, che vengono rimossi durante l’esame e poi inviati all’esame istologico per la loro tipizzazione. Durante la colonscopia è inoltre possibile riscontrare una massa sospetta per tumore, che può essere biopsiata per la conferma diagnostica. La colonscopia virtuale, pur essendo meno invasiva della prima non permette di effettuare l’asportazione dei polipi, né la biopsia di eventuali masse. L’individuazione e rimozione precoce dei polipi, prima della loro trasformazione cancerosa, consente di prevenire lo sviluppo del cancro al colon. Se diagnosticato precocemente, il cancro al colon è curabile al 90%. L’esecuzione della colonscopia è raccomandata ogni 5-10 anni per persone a rischio intermedio di età superiore ai 50 anni.

In che cosa consiste la visita preventiva dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte Onlus?
Il paziente viene sottoposto ad esplorazione rettale e al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Questa visita è molto utile, come quelle che vengono erogate dall’Associazione, non solo per il valore di prevenzione che ha, ma anche perché il paziente viene informato rispetto alla patologia per la quale desidera avere maggiori informazioni.

Come viene curato questo tumore?
La presenza di tumori a qualsiasi stadio richiede la loro rimozione chirurgica e, talvolta, anche dei tessuti circostanti. Altri trattamenti includono la chemioterapia e/o la radioterapia, utili per eliminare eventuali cellule cancerose residue. La terapia mirata (target therapy) è un approccio relativamente nuovo che utilizza farmaci in grado di attaccare specifici target proteici che, di solito, controllono la crescita delle cellule e che sono alterati nelle cellule tumorali. Ad esempio, farmaci come il cetuximab e il panitumimab, attaccano il recettore dell’epidermal growth factor (EGFR). Di solito questo tipo di farmaci presenta effetti collaterali meno pronunciati rispetto alla chemioterapia. Un approccio relativamente nuovo è anche quello dell’immunoterapia, che stimola il sistema immunitario del paziente a riconoscere ad attaccare le cellule tumorali.

TUMORE DEL COLON RETTO

Incidenza
• In Piemonte sono stati stimati, nel 2017, 4.350 nuovi casi di tumore del colon-retto (2.400 uomini e 1.950 donne).
• In Italia sono state stimate circa 53.000 nuove diagnosi nel 2017 (30.000 uomini e 23.000 donne). Sia tra gli uomini (16% di tutti i nuovi tumori) che tra le donne (13%) si trova al secondo posto, preceduto rispettivamente dalla prostata e dalla mammella.

Mortalità
• In Piemonte i decessi per carcinoma del colon-retto sono stati 1.601 nel 2014 (ISTAT, ultimo anno disponibile).
• In Italia nel 2014 sono stati osservati 18.671 decessi (di cui il 54% negli uomini), neoplasia al secondo posto nella mortalità per tumore (11% nei maschi, 12% nelle femmine).

Sopravvivenza
Il carcinoma del colon-retto presenta una prognosi sostanzialmente favorevole. La sopravvivenza a 5 anni in Piemonte è del 64%, in Italia del 65%.

Prevalenza
• In Piemonte i pazienti con pregressa diagnosi di carcinoma del colon-retto sono 38.237 (anno 2015).
In Italia (anno 2017) sono 464.473(53% maschi), al secondo posto tra tutti i tumori e pari al 14% di tutti i pazienti oncologici.

(Fonte: volume “I numeri del cancro in Italia 2017”, realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e dalla Fondazione AIOM).

Da “Nuova Speranza”, il magazine dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte – Onlus – 11/2018

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