Causa Covid le diagnosi di tumore alla prostata si sono ridotte del 60%. In aiuto il nuovo Pdta della Città della Salute di Torino

Il cancro alla prostata è uno dei tumori più diffusi soprattutto tra gli over 60, solo in Piemonte si registrano 3.000 nuovi casi all’anno e si stima che oltre 10.000 piemontesi vi convivano. Per curarlo al meglio occorre poterlo diagnosticare prima dell’arrivo dei sintomi, quanto ormai potrebbe essere troppo tardi, ma purtroppo causa Covid, le diagnosi si sono ridotte del 60%. Ecco perché assume un significato particolare la certificazione ottenuta dalla Città della Salute e della Scienza di Torino del suo percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (Pdta), basato su una presa in carico del paziente, in maniera multidisciplinare.

La certificazione secondo lo standard di qualità internazionale Uni En Iso 9001:2015, frutto di un lavoro di anni, arriva dall’Ente Internazionale Bureau Veritas. “Questo riconoscimento – spiegano Mario Gontero, direttore dell’Urologia universitaria della Città della Salute e responsabile Pdta e Mario Airoldi, direttore di Oncologia medica 2– assume oggi un valore ancora più alto. Abbiamo, causa pandemia, un sommerso da affrontare non diagnosticato che parte da marzo. Il nuovo percorso interdisciplinare ci potrà aiutare”.

La Città della Salute di Torino, punto di riferimento nella diagnosi e cura del tumore della prostata, un cancro molto diffuso tra gli over 60 che ogni anno in Piemonte colpisce circa 3.000 uomini, ha raggiunto un importante traguardo: la certificazione, secondo gli standard di qualità internazionale Uni En Iso 9001.2015, del percorso diagnostico-terapeutico-assistenziale (Pdta).  “Questo riconoscimento – spiegano i due medici – assume un significato oggi ancora più importante considerato che diagnosticare questo tipo di carcinoma dopo l’apparizione dei sintomi può significare essere arrivati troppo tardi. Un problema che si è accentuato con la pandemia che ha visto diminuire la diagnosi del tumore alla prostata del 60%. La certificazione, frutto di un lavoro di anni basato sull’organizzazione multidisciplinare della cura, ci permette di portare ulteriori correttivi al percorso di diagnosi e cura”.

Liliana Carbone

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