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tumore
della prostata

Il tumore della prostata è una neoplasia frequente ed eterogenea che vede forme indolenti a basso rischio presenti in una grandissima proporzione di uomini di età avanzata e forme aggressive potenzialmente letali insorgere anche in soggetti giovani tra i 50 ed i 65 anni. La grossa sfida attuale della ricerca risiede nella caratterizzazione iniziale di malattia e nella capacità di predirne l’evoluzione. 

Il carcinoma prostatico è divenuto, nell’ultimo decennio, il tumore più frequente negli uomini. Alla base di questo fenomeno, più che la presenza di fattori di rischio, c’è la maggiore probabilità di diagnosticare la malattia attraverso uno screening precoce, come il dosaggio del PSA, l’esame digitorettale, l’ecografia prostatica e la biopsia sotto guida ecografica e la risonanza magnetica multiparametrica. 

Il tumore della prostata ha origine dalle cellule, che cominciano a crescere in maniera incontrollata, e che sono presenti nella prostata, la ghiandola maschile posizionata di fronte al retto che produce una parte del liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione. 

I numeri del tumore della prostata

Il tumore della prostata è diventata la neoplasia più frequente negli uomini, tanto che ogni anno sono 36mila i nuovi casi in Italia. Sono stimati circa 6.800 decessi ma la sopravvivenza ha percentuali importanti: a 5 anni dalla diagnosi è del 92%.

I fattori di rischio

Il principale fattore di rischio per il tumore prostatico è l’età. 

Una dieta con le caratteristiche tipiche di quella occidentale, con eccesso di calorie, zuccheri a rapido assorbimento, povera di vegetali grezzi ed eccessivamente ricca di prodotti di origine animale potrebbe essere associata ad un rischio maggiore di malattia.

Seguono l’obesità, soprattutto quella addominale che è associata a forma tumorali più aggressive, e la sedentarietà.

Può esistere anche un rischio familiare, in una minoranza di casi (<15%) che non è un’ereditarietà in senso stretto: se uno o più dei familiari di primo grado (genitori o fratelli) ha ricevuto una diagnosi di una neoplasia (non di prostata) anche per esempio mammella, colon, stomaco, eccetera, in una età inferiore ai 65 anni, allora si vede aumentare il rischio individuale anche per il tumore prostatico. 

In questi casi è utile effettuare già sopra i 45 anni un primo esame del PSA (antigene prostatico specifico, che ha un valore insostituibile nella stima del rischio individuale). Negli altri casi il controllo del PSA e la visita dall’urologo possono iniziare sopra i 55 anni. 

E’ bene ricordare che la maggior parte dei casi di tumore che si riscontrano sono “sporadici”, non hanno infatti una storia familiare di neoplasie e sono diagnosticati in una fascia di età superiore ai 65 anni. Spetta al medico valutare se un paziente che chiede di effettuare una visita preventiva “precoce” possieda effettivamente fattori di rischio specifici per  il tumore alla prostata.

Prevenire il tumore della prostata

Seguire stili di vita corretti (sana e corretta alimentazione e attività fisica, non fumo, no alcol) e sottoporsi a controlli preventivi sono l’arma per prevenire questo tumore. 

Al di là di fattori di rischio non modificabili, come l’età, l’origine etnica o il rischio familiare, esistono alcuni stili di vita che possono proteggerci dall’insorgenza del tumore ed altri che lo possono favorire. Primo tra tutti è l’attività fisica.  Una vita non sedentaria, in particolare una regolare attività sportiva può ridurre la probabilità di sviluppare un carcinoma prostatico anche del 30%. 

Per attività fisica si intendono un minimo di 150 minuti ogni settimana di sport a media intensità (corsa leggera, bicicletta, golf, yoga, ginnastica, danza) oppure 75 minuti di attività sportiva ad alta intensità (ciclismo, nuoto, fitness, corsa veloce). Lo sport ci protegge non solo dal tumore di prostata ma da tutti gli altri frequenti tumori solidi dell’adulto, oltre ovviamente ad aiutarci a prevenire le principali malattie cardiovascolari. 

Sempre tra i fattori protettivi c’è un’alimentazione basata sui vegetali. Ogni pasto dovrebbe essere costituito per almeno i due terzi da vegetali di stagione, vari, sia crudi che cotti possibilmente a basse temperature e non conservati o processati. I cereali, integrali e non raffinati, sono un completamento, ma essendo fonte di calorie dovrebbero essere consumati quando è maggior il fabbisogno energetico per evitare il sovrappeso. 

Carni e prodotti di origine animale possono essere presenti in un’alimentazione varia e completa ma non ne devono costituire la componente principale. Nello specifico è bene che le carni rosse siano preparate senza cotture ad elevate temperature, da evitare le carni conservate o insaccate, e per quanto riguarda i pesci sarebbero da preferire quelli di piccola taglia che accumulano meno sostanze tossiche nel loro ciclo di vita. 

Il latte e i latticini (fonte preziosa di nutrimento per le donne) gli uomini dovrebbero consumarne con moderazione essendo associati a rischio maggiore di sviluppare tumori prostatici.

I sintomi del tumore della prostata

Difficoltà nello svuotamento della vescica; sintomi irritativi della vescica come la necessità di urinare frequentemente magari bassi volumi di urina. 

A questi si associano, a volte, purtroppo, anche segni e sintomi tipici delle fasi più avanzate di malattia come il dolore osseo da metastasi o l’insufficienza renale da interessamento del tratto prossimo alla vescica degli ureteri con ostacolo renale. 

La diagnosi precoce

Per i tumori prostatici non sono ancora stati definiti dei veri programmi di screening ufficiale della popolazione sana e asintomatica come avviene per esempio per la mammella e la cervice uterina. Si parla di screening opportunistico o volontario. In altri termini, gli uomini sopra i 50 anni  (soprattutto se con rischio familiare di neoplasie), possono chiedere al proprio urologo di essere visitati e di effettuare un test del PSA per poter essere rassicurati o indirizzati eventualmente verso un appropriato e tempestivo percorso diagnostico moderno. 

Agli strumenti diagnostici tradizionali – anamnesi, esame obiettivo e PSA – si sono aggiunti strumenti come la risonanza magnetica multiparametrica e le biopsie mirate con tecnica di fusione di immagini che hanno ulteriormente raffinato la capacità di diagnosticare e caratterizzare questa malattia. 

L’associazione è qui per aiutarti

Grazie ai presidi distribuiti sul territorio piemontese, l’Associazione eroga attraverso i suoi medici visite per la prevenzione del tumore del colon retto, dell’apparato urinario, dell’apparato urogenitale maschile, dell’apparato respiratorio, del cavo orale, naso gola laringe, della cute, e visite di prevenzione primaria con il Nutrizionista e il Chinesiologo. Per prenotare telefonicamente devi essere sostenitore.

La terapia

Nei pazienti con tumore della prostata localizzato esistono diverse opzioni terapeutiche come la sorveglianza attiva, la terapia focale (crio e termoterapia) nei pazienti a basso rischio, oppure la chirurgia e la radioterapia nei pazienti a rischio intermedio e alto. 

In caso di malattia metastatica, il trattamento è medico con ormonoterapia o chemioterapia. Negli ultimi anni sono stati approvati, in seconda linea, alcuni nuovi inibitori androgenici, abiraterone acetato, enzalutamide e apalutamide, nel trattamento del carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) e dopo un regime chemioterapico a base di docetaxel. La terapia radiometabolica rappresenta un’altra opzione terapeutica nei pazienti con mCRPC metastatico all’osso che sfrutta la capacità di alcuni radiofarmaci, come il radio-223, di localizzarsi in sedi ad elevato turnover osseo veicolando particelle ad alta energia con azione citotossica sulle cellule tumorali. 

Nei pazienti affetti da mCRPC con metastasi ossee, la somministrazione di acido zoledronico o denosumab in aggiunta alla chemioterapia o alla terapia ormonale rappresenta il gold standard terapeutico.

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