Il cancro della prostata al primo posto tra i tumori dell’uomo

Il carcinoma prostatico è divenuto, nell’ultimo decennio, il tumore più frequente negli uomini e alla base di questo fenomeno, più che la presenza di fattori di rischio, c’è la maggiore probabilità di diagnosticare la malattia attraverso uno screening precoce, come il dosaggio del PSA, l’esame digitorettale, l’ecografia prostatica e la biopsia sotto guida ecografica e la risonanza magnetica multiparametrica. Nel 2020, sono attese circa 36.000 nuove diagnosi di tumore della prostata e sono 564.000 gli uomini che vivono dopo una diagnosi di questa tipologia di tumore.Sono stimati circa 6.800 decessi ma la sopravvivenza ha percentuali importanti: a 5 anni dalla diagnosi è del 92%.
Nella fase iniziale il carcinoma della prostata è in genere asintomatico.
“Nelle fasi più avanzate della malattia, essendo oltre ai linfonodi anche lo scheletro la sede di metastatizzazione, è caratteristico lo sviluppo di dolore osseo, localizzato principalmente a livello della pelvi e del rachide – spiega il quadro sintomatologico il Professor Giovanni Muto, membro del Comitato Scientifico dell’Associazione e professore ordinario di Urologia-Humanitas University (Mi) e direttore di urologia dell’ospedale Humanitas Gradenigo di Torino. – La sintomatologia urinaria in genere è determinata dalla presenza di ipertrofia prostatica concomitante e non direttamente dal tumore. La scintigrafia ossea, la Tc peT con colina e la PET PSMA rappresentano le indagini utili alla stadiazione della malattia”.
Nei pazienti con tumore della prostata localizzato esistono diverse opzioni terapeutiche come la sorveglianza attiva, la terapia focale (crio e termoterapia) nei pazienti a basso rischio, oppure la chirurgia e la radioterapia nei pazienti a rischio intermedio e alto. In caso di malattia metastatica, il trattamento è medico con ormonoterapia o chemioterapia.
“Negli ultimi anni sono stati approvati, in seconda linea, alcuni nuovi inibitori androgenici, abiraterone acetato, enzalutamide e apalutamide, nel trattamento del carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC) e dopo un regime chemioterapico a base di docetaxel – prosegue il Professor Muto -. La terapia radiometabolica rappresenta un’altra opzione terapeutica nei pazienti con mCRPC metastatico all’osso che sfrutta la capacità di alcuni radiofarmaci, come il radio-223, di localizzarsi in sedi ad elevato turnover osseo veicolando particelle ad alta energia con azione citotossica sulle cellule tumorali. Nei pazienti affetti da mCRPC con metastasi ossee, la somministrazione di acido zoledronico o denosumab in aggiunta alla chemioterapia o alla terapia ormonale rappresenta il gold standard terapeutico”.

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