Donne e prevenzione: l’unione fa la forza

Che rapporto esiste tra le donne e la prevenzione delle malattie più comuni e conosciute come i tumori o le malattie cardiovascolari? Il sesso femminile quale significato reale conferisce a questo termine così usato (ma quanto realmente osservato e praticato)? Su questo rapporto, così prezioso e indispensabile, dal momento che il termine “prevenzione” indica l’insieme di azioni che possono conferire al nostro corpo la salute ottimale per fronteggiare malattie impattanti, ci offre uno spaccato la Dottoressa Livia Giordanodel CPO – Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica in Piemonte.

Oggi quale rapporto esiste tra donne e prevenzione?

Recentemente su il Quotidiano.Sanità.it è stato pubblicato un rapporto in cui si dice che le donne battono gli uomini quando si parla di salute. Le italiane fanno, infatti, controlli medici in modo più regolare degli uomini e sono considerate il vero “medico in famiglia”, che si prende cura dei figli, dei genitori e dello stesso partner in caso di malattia. Questo atteggiamento si vede anche nei confronti della prevenzione dei tumori della mammella e della cervice uterina dove la partecipazione delle donne è molto buona e costante nel tempo.

Quanto fanno, concretamente, per restare in salute?

Dai dati emersi dalla ricerca su “Donne, Sport, Salute e Benessere” condotta dalla DOXA, a livello nazionale, su un campione di circa 25 milioni di donne dai 15 anni in su, emerge che le donne italiane, nella sorprendente misura del 90%, si impegnano a migliorare il proprio benessere fisico, affidandosi a moto e attività sportiva e, in pari misura, a una corretta alimentazione. Il dato che sembra accomunare donne di ogni età e ceto sociale, è che attività fisica, pratica sportiva e prevenzione sono considerati in misura crescente alleati strategici per la salute, molto più che il ricorso alla medicina in generale.

Quanta consapevolezza c’è tra le donne e le giovanissime rispetto a malattie importanti come i tumori e le patologie cardiovascolari?

Grazie alla diffusione dei programmi di screening organizzato, le donne italiane sono sempre più abituate a fare periodicamente i test di prevenzione per due tra i tumori femminili più frequenti, il tumore della mammella e quello della cervice uterina. I dati dell’Osservatorio Nazionale Screening e del Sistema PASSI degli anni 2011-14, evidenziano che in Italia 7 donne su 10 fra i 50 e i 69 anni, si sottopongono a scopo preventivo allo screening mammografico all’interno di programmi organizzati o per iniziativa personale, secondo quanto raccomandato dalle linee guida nazionali e internazionali che suggeriscono alle donne di questa classe di età di sottoporsi a mammografia ogni due anni per la diagnosi precoce del tumore al seno.

Lo screening delle patologie dell’apparato riproduttivo che livelli ha raggiunto tra le donne piemontesi?

Il Piemonte è stata una delle prime regione italiane ad avviare un programma di screening della mammella e della cervice uterina su tutto il suo territorio. A partire dai primi anni ’90 le donne piemontesi sono state invitate ad eseguire periodicamente una mammografia (ogni due anni tra 50-69 anni) o un Pap-test (ogni tre anni tra i 25 ed i 64 anni). A questo invito le donne hanno risposto positivamente; all’interno del programma di screening “Prevenzione Serena”, circa 7 donne su 10 eseguono ormai in modo routinario una mammografia e 6 donne su 10 eseguono il Pap-test.

Qual è l’impatto di questa partecipazione?

L’impatto di questa partecipazione in termine di salute è evidente: si è ridotto negli anni il numero dei tumori mammari invasivi e si è arrivati praticamente alla scomparsa dei tumori invasivi della cervice uterina. Le tecniche terapeutiche sono state rivisitate nel tempo diventando via via meno invasive e ugualmente efficaci in termini di sopravvivenza e di impatto sulla qualità di vita. In “Prevenzione Serena” viene data importanza alla qualità sotto ogni aspetto: le apparecchiature, gli strumenti utilizzati (tecnologicamente avanzati e sottoposti a frequenti controlli) e gli operatori che sono altamente specializzati ed utilizzano un approccio multidisciplinare. Esiste, inoltre, un sistema informativo che assicura la raccolta, l’analisi e la valutazione dei dati per ogni fase del programma. Le attività di “Prevenzione Serena”, infatti, sono costantemente monitorate: questo permette la riduzione al minimo delle inefficienze e il miglioramento continuo delle prestazioni. I risultati del programma sono resi pubblici in varie forme (seminari, convegni, rapporti, articoli scientifici e divulgativi). Questo è importante non solo perché permette di dimostrare l’efficacia e l’affidabilità di “Prevenzione Serena”, ma anche perché fornisce informazioni per un confronto tra gli esperti di screening a livello regionale, nazionale e internazionale. Da tale confronto nascono soluzioni per migliorare costantemente l’efficacia, l’efficienza e la sostenibilità del programma.

Da “Nuova Speranza”, il magazine dell’associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte Onlus – 11/2017

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