La vaccinazione contro il Papillomavirus: un passo in avanti nella prevenzione

La vaccinazione per prevenire le infezioni da Papillomavirus umano (HPV) è uno dei temi più discussi nonché la novità degli ultimi anni e lo strumento più efficace per abbassare il numero delle infezioni. Ne parliamo insieme al Dottor Ivano Dal Conte, Responsabile dell’Ambulatorio Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) dell’ASL Città di Torino che ha sede presso l’Ospedale Amedeo di Savoia.

Partiamo dal principio: che cos’è il Papillomavirus umano?

I papillomavirus umani sono piccoli virus che infettano la specie umana e non solo. Sono stati identificati oltre 140 sottotipi (classificati numericamente, ad esempio HPV-16) e tra questi, circa 40 sono risultati associati a malattie del tratto ano-genitale, sia benigne che maligne. Una dozzina di questi ultimi hanno la capacità di indurre, se rimangono nel corpo per molti anni, delle modificazioni pre-tumorali nelle cellule dell’essere umano, mentre altri (che sono definiti a basso rischio di trasformazione tumorale) sono associati alla comparsa di condizioni benigne come i condilomi genitali.

Come si trasmette?

Il virus HPV si trasmette attraverso il contatto con la pelle o le mucose. Tuttavia è bene dire che sono solo i contatti prolungati che provocano piccole lesioni impercettibili a determinare il passaggio del virus da una persona infetta ad un’altra recettiva. Le lesioni impercettibili che avvengono durante i rapporti sessuali sono quelle che facilitano la modalità di trasmissione più frequente, ovvero quella attraverso i rapporti intimi anche non penetrativi. Pertanto tutti gli individui sessualmente attivi possono essere coinvolti nel problema; ovviamente i soggetti giovani, o coloro che hanno un elevato numero di partner sessuali hanno un maggiore rischio di esporsi al contatto con il virus. In linea generale si stima che il 75% della popolazione viene in contatto almeno una volta con uno o più tipi di HPV nella sua vita. Di questi soggetti, solo una esigua minoranza non riuscirà ad eliminarlo dal corpo e una ulteriore piccola parte di persone potrà sviluppare una lesione pretumorale o tumorale.

L’infezione da HPV si può riconoscere attraverso dei sintomi?

In generale no; è possibile una diagnosi solo in presenza di lesioni “visibili”.

Il vaccino, in Piemonte, è la novità degli ultimi anni: quanto è efficace per prevenire le infezioni da HPV?

Il vaccino si è dimostrato altamente efficace (lo sviluppo di anticorpi avviene inoltre il 90% dei soggetti vaccinati) e sicuro nel prevenire l’attecchimento dell’infezione da HPV che conduce alle lesioni che precedono l’insorgenza dei tumori correlati all’HPV (che ricordo sono i tumori della cervice uterina, dell’orofaringe e dell’ano). Col tempo gli studi forniranno anche i numeri dei casi reali di tumore evitati con questa vaccinazione. Al momento sono disponibili due vaccini preventivi contro l’HPV introdotti nell’uso tra il 2006 e il 2007: il vaccino quadrivalente e il vaccino bivalente. Sono efficaci contro le alterazioni cellulari genitali precancerose causati dai tipi di HPV16 e HPV18. Il vaccino quadrivalente protegge anche contro HPV6 e HPV11 che sono la principale causa della maggior parte dei condilomi genitali.

Il vaccino chi interessa precisamente?

La vaccinazione interessa tutti gli adolescenti: l’Organizzazione Mondiale della Sanità  raccomanda di vaccinare le preadolescenti tra i 9 e i 13 anni di età come target primario della vaccinazione.

Interessa anche i maschi?

Il vaccino quadrivalente è stato studiato anche nella popolazione maschile, mostrando un buon profilo di sicurezza ed efficacia; tuttavia le evidenze sono più limitate per questo gruppo di  popolazione. Nel nuovo Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 la vaccinazione gratuita nel corso del dodicesimo anno di età è prevista anche per i maschi; l’offerta attiva potrebbe  essere pienamente disponibile solo nel 2018. Anche nelle donne adulte fino a 45 anni è possibile usare il vaccino ma va tenuto conto che il massimo della efficacia viene garantito quando lo si effettui prima del “primo rapporto sessuale”.L’efficacia nelle donne adulte già esposte diminuisce però drasticamente.

Quale copertura vaccinale si è raggiunta in Piemonte?

I dati diffusi dal Ministero della Salute relativi al 2015 riportano una copertura di poco superiore al 67%, una cifra ancora bassa per una piena efficacia a livello di popolazione, soprattutto se comparata all’83-86% di altre Regioni. Tuttavia non siamo gli ultimi della classe ma occorre impegnarsi di più e diffondere la cultura della prevenzione in modo più capillare ed efficace.

Il vaccino, se non è possibile estenderlo a tutti, da cosa può essere sostituito, in particolare nella popolazione adulta?

È fondamentale ricordare che, dal momento che i vaccini disponibili contro l’HPV non prevengono la totalità delle infezioni, la vaccinazione non sostituisce l’adozione di regole che riducono i rischi sessuali in genere. Fare “sesso più sicuro” vuol dire soprattutto ridurre il numero dei partner sessuali, usare sempre il preservativo per ogni tipo di rapporto, sia vaginale sia anale sia orale, e ridurre le situazioni in cui si può “perdere la testa” dimenticando le regole che abbiamo appena detto. Si tratta quindi di non usare o limitare l’uso di alcol, o sostanze per fare più facilmente sesso che alterano la nostra capacità di limitare i pericoli (stimolanti, droghe varie dalle leggere alle più pesanti). Inoltre, il fumo di sigaretta, l’uso di contraccettivi orali oppurepresenza di altre malattie sessualmente trasmesse sono cofattori nella progressione da infezione a lesioni preneoplastiche.Infine, è di fondamentale importanza per le donne tra i 25 e 64 sottoporsi comunque, vaccinate o no, allo screening per la prevenzione secondaria del carcinoma del collo dell’utero attraverso il Pap test o l’HPV Testsecondo le regole dello screening nazionale.

Da “Nuova Speranza”, il magazine dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte Onlus – 11/2017

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