Ricerca: ecco come l’urologo individua, precocemente, le forme più pericolose del tumore della prostata

Il tumore della prostata è diventata la neoplasia più frequente negli uomini, tanto che ogni anno sono 36mila i nuovi casi in Italia,
 dei quali 4.800 solo in Piemonte. Chiediamo il perché al Professor Paolo Gontero, Direttore della Clinica Urologica Universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino. E poi scopriamo come l’occhio, sempre più attento della ricerca, è in grado di distinguere precocemente le forme più pericolose di carcinoma. Da questo dipenderà, inevitabilmente, il modo di intervenire sul paziente.

Perché il tumore della prostata è diventata la neoplasia più frequente negli uomini?
Il principale fattore di rischio per il tumore prostatico sappiamo che è l’età. Di conseguenza in una popolazione come la nostra con una età media sempre più elevata (e questo non è un dato negativo) diventa sempre più probabile per un uomo giungere ad una diagnosi di carcinoma prostatico semplicemente per un motivo anagrafico. La crescente consapevolezza raggiunta grazie ad iniziative di sensibilizzazione e informazione della popolazione, proprio come questa, porta sempre più uomini a richiedere al proprio medico accertamenti e visite utili nella diagnostica precoce di questa malattia. A questi due elementi si aggiungono capacità diagnostiche da parte di noi urologi, sempre più sensibili, e specifiche di cui parleremo più avanti.

Se seguire stili di vita corretti è l’arma per prevenire questo tumore, altrettanto importante è per gli uomini sottoporsi a controlli preventivi: a partire da quale età è utile fare il primo?
Iniziamo con il dire che anche per il tumore di prostata può esistere un rischio familiare. Attenzione, non si tratta di un’ereditarietà in senso stretto, ma di un semplice rischio familiare: se uno o più dei nostri familiari di primo grado (genitori o fratelli) ha ricevuto una diagnosi di una neoplasia (non necessariamente neoplasia di prostata) anche per esempio mammella, colon, stomaco, eccetera, in una età inferiore ai 65 anni, allora vediamo aumentare il nostro rischio individuale anche per il tumore prostatico. In questi casi è utile effettuare un primo esame del PSA (antigene prostatico specifico) già sopra i 45 anni. Negli altri casi il controllo del PSA e la visita dall’urologo possono iniziare sopra i 55 anni. Ricordo comunque che la maggior parte dei casi di tumore che riscontriamo sono “sporadici”, non hanno infatti una storia familiare di neoplasie e sono diagnosticati in una fascia di età superiore ai 65 anni. Spetta al medico valutare se un paziente che chiede di effettuare una visita preventiva “precoce” possieda effettivamente fattori di rischio specifici per il tumore alla prostata.

Oggi, nella diagnosi precoce, quali strumenti efficaci si hanno a disposizione?
Agli strumenti diagnostici tradizionali (anamnesi, esame obiettivo e PSA) si sono aggiunti strumenti come la risonanza magnetica multiparametrica e le biopsie mirate con tecnica di fusione di immagini che hanno ulteriormente raffinato la capacità di diagnosticare e caratterizzare questa malattia. Occorre sottolineare come ancora oggi, dopo più di 40 anni di impiego, il ruolo del PSA sia ancora centrale nella semeiotica di questa malattia. Nonostante le asserzioni scettiche dei mezzi di informazione, il PSA ha un valore insostituibile nella stima del rischio individuale. E’ importante che non si consideri solo il valore assoluto del PSA (non è infatti un test di screening e non possiamo considerare “malati” tutti coloro che hanno valori al di sopra di una certa soglia), ma caratteristiche come la cinetica (la velocità di salita nel tempo) e anche il rapporto con le dimensioni della ghiandola (prostate grandi benigne producono più PSA). Il valore del PSA è stato peraltro confermato da un recente studio su un enorme campione di popolazione europea sottoposto a screening, dove l’esecuzione di questo ha dimostrato, dopo 12 anni, di conferire un vantaggio di sopravvivenza rispetto alla popolazione non sottoposta a screening (sono i risultati dello studio European Randomized Study of Screening for Prostate Cancer – ERSPC).

Quali sono invece le novità nel campo della ricerca?
Per un tumore così frequente ed eterogeneo come quello prostatico, che vede forme indolenti a basso rischio presenti in una grandissima proporzione di uomini di età avanzata e forme aggressive potenzialmente letali insorgere anche in soggetti giovani, la grossa sfida attuale della ricerca risiede nella caratterizzazione iniziale di malattia e nella capacità di predirne l’evoluzione.

Ci spieghi.
Quello che ci interessa conoscere è se forme inizialmente microscopiche sono destinate a crescere lentamente e restare a basso rischio per tutta la vita, oppure se siamo di fronte a tumori letali presi in fase iniziale e meritevoli per questo di terapie più aggressive. In questo senso si sta orientando la ricerca attuale, focalizzandosi su una caratterizzazione molecolare in grado di distinguere precocemente le forme più pericolose di carcinoma. Presso la nostra Clinica, da anni stiamo studiando piccole molecole plasmatiche che si trovano nei nuclei delle cellule di tumore prostatico e che per certi versi sono più utili e informative del DNA stesso. Si tratta di una ricerca sui micro RNA plasmatici che sono stati visti essere in grado, affiancati alle informazioni del PSA, di migliorare la capacità diagnostica stessa e di individuare le forma di tumore più aggressive.

Infine, in chirurgia oncologica, il robot urologico quali passi in avanti ha permesso di fare ai chirurghi urologi? E’ un alleato o un potenziale sostituto del chirurgo urologo?
Non esiste ad oggi un “robot” per la cura del tumore prostatico che sia in grado di sostituirsi al chirurgo. Il termine “robot” applicato alla tecnologia “Da Vinci” è altamente improprio poiché lo strumento non si sostituisce al chirurgo, bensì rappresenta un semplice “mezzo” nelle sue mani. E’ innegabile che questo strumento abbia rivoluzionato l’intervento di asportazione radicale della prostata, apportando vantaggi significativi soprattutto nella ripresa postoperatoria e nel recupero delle normali funzioni dell’organismo, grazie ad una visione ottimale e una miniaturizzazione dei movimenti del chirurgo. Nella mia esperienza di chirurgo che, più di 10 anni fa, è passato dalla tecnica tradizionale a cielo aperto a quella robotica, mi sento di affermare senza esitazione che il robot è oggi un alleato importante nell’esecuzione di un intervento di prostatectomia radicale.

TUMORE DELLA PROSTATA

Fattori di rischio
• L’obesità, soprattutto quella addominale è associata a forma tumorali più aggressive
• l’elevato consumo di carne e latticini, una dieta ricca di calcio (con conseguente elevata concentrazione di IGF-1 ematico): una dieta con le caratteristiche tipiche della nostra occidentale, con eccesso di calorie, zuccheri a rapido assorbimento, povera di vegetali grezzi ed eccessivamente ricca di prodotti di origine animale potrebbe essere associata ad un rischio maggiore di malattia.
• rischio familiare, in una minoranza di casi (<15%)
• sedentarietà: l’assente o insufficiente attività fisica è un fattore di rischio indipendente da altri per lo sviluppo di questa malattia.

Incidenza
Nel 2017 sono stati stimati 2.900 nuovi casi in Piemonte, circa 34.800 in Italia. È la neoplasia più frequente fra gli uomini e rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati a partire dai 50 anni.

Mortalità
• In Piemonte i decessi per cancro prostatico sono stati 556 nel 2014 (ISTAT, ultimo anno disponibile).
• Nel 2014 in Italia si sono osservati 7.174 decessi. Si tratta di una causa di morte in costante diminuzione (-2,6% per anno) da oltre un ventennio.

Sopravvivenza
• In Piemonte la sopravvivenza a 5 anni degli uomini con tumore della prostata è del 92%.
• La sopravvivenza a 5 anni in Italia è pari al 91,4%. Presenta valori elevati tra i pazienti più giovani, passando da un massimo del 96,4% tra 65 e 74 anni ad un minimo del 52,1% tra i più anziani (85+).

Prevalenza
• In Piemonte gli uomini vivi con questa diagnosi sono in totale 40.637 (anno 2015).
• In Italia (anno 2017) si stima siano presenti 484.170 uomini con pregressa diagnosi di carcinoma prostatico, circa il 32% dei maschi con tumore e quasi il 15% di tutti i pazienti (tra maschi e femmine) presenti nel Paese.

(Fonte: volume “I numeri del cancro in Italia 2017”, realizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dall’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM) e dalla Fondazione AIOM).

Da “Nuova Speranza”, il magazine dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte – Onlus – 11/2018

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