Si può combattere il diabete a tavola, al supermercato e a scuola!

Il diabete mellito sta dilagando in tutto il mondo, per questo la lotta contro questa malattia è una delle emergenze sanitarie identificate dall’Organizzazione delle Nazioni Unite e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Cresce soprattutto il diabete tipo 2, che rappresenta circa il 90% dei casi in Italia, fortemente legato anche a sovrappeso e obesità, a loro volta riferibili a iperalimentazione e a scarsa attività fisica. Cresce anche il diabete tipo 1, seppure meno in termini assoluti, e compare soprattutto nei bambini, talora piccolissimi, adolescenti o giovani adulti.

Si stima che circa 5 milioni di persone in Italia abbianoil diabete, pari ad un caso ogni 12 residenti, e il numero salirà probabilmente a 7 milioni fra 15-20 anni; un milione sono gli italiani con la malattia misconosciuta. I dati epidemiologici suggeriscono circa 250.000 nuove diagnosi di diabete tipo 2 e circa 25.000 nuove diagnosi di diabete tipo 1 ogni anno.In Piemonte l’incidenza del diabete mellito è di circa il 4-5% (circa 220 mila persone) se si considera la popolazione nel suo insieme, ma può essere molto più frequente tra gli anziani, fino al 20-25%. Nella fascia pediatrica, il diabete di tipo 1 colpisce in Piemonte circa mille bambini da zero a 18 anni e circa 600 sono seguiti al centro specializzato dell’Ospedale Regina Margheritadi Torino.

I fattori che predispongono l’insorgenza di questa malattia, dalla quale non si guarisce ma con la quale si può convivere molto meglio rispetto al passato grazie all’aiuto di nuove terapie farmacologiche, sono la sedentarietà, il sovrappeso, la famigliarità (parenti di primo grado), l’appartenere a determinate etnie. Per contro, ci sono alcune regole da rispettare per prevenire il diabete, per combatterlo a tavola e al supermercato e per conviverci se si è pazienti. Spiega in quale modo il Dottor Alberto Bruno, Diabetologo, già Responsabile del Centro Unificato di Diabetologia dell’Ospedale San Giovanni Antica Sede della Città della Salute e della Scienza di Torino.

Come si può combattere il diabete al supermercato?

Elliott Proctor Joslinuno dei padri della diabetologia diceva che per combattere il diabete occorrono tre punti d’appoggio: dieta, esercizio fisico e terapia, e questi principi non sono cambiati. Il supermercato come tutta la grande distribuzione fornisce cibo a basso prezzo, in grandi quantità e spesso di bassa qualità, soprattutto cibo sterilizzato per farlo durare più a lungo. Quando usciamo dal supermercato abbiamo un carrello pieno di ciò che il supermercato ha voluto venderci e non con ciò di cui abbiamo realmente bisogno.

Dunque, quali sono le regole principali per prevenirlo?

Valgono gli stessi principi che occorrono per convivere con il diabete, e cioè attenzione alla dieta, lotta alla sedentarietà e rispetto di se stessi. Spesso cediamo a stimoli ludici senza una reale consapevolezza del danno che provocano e senza ottenere un reale beneficio psicologico: vale la stessa mentalità del giocatore incallito che pur sapendo di perdere non rinuncia al brivido di riprovarci, lo stesso accade di fronte ad una torta con la panna. Se il diabete del bambino è una malattia autoimmune e non è possibile, al momento, attivare alcuna strategia di prevenzione, diverso è il discorso per gli adulti dove è possibile ridurre la possibilità di diventare diabetici anche del 50% nelle persone a rischio con movimento e dieta.


Quali sono le novità nel campo delle cure per gli adulti diabetici?

Le novità sono moltissime. Negli ultimi anni l’industria farmaceutica ha investito moltissimo nella ricerca di nuove terapie per il diabete e sono state immesse almeno 5 categorie di nuovi farmaci.

Ora parliamo di diabete e giovani. Lei porta il messaggio della prevenzione anche nelle scuole, in che modo?

Il diabete è una malattia subdola, senza sintomi e con un grande impatto sulla salute delle persone. E’ molto importante rendersi conto che esiste e della sua pericolosità, solo una informazione consapevole può aiutare la popolazione a ridurne i rischi.

Qual è la domanda che fa ai ragazzi per capire se sono realmente consapevoli di quanto sia utile seguire stili di vita corretti, partendo dall’alimentazione?

Avete fatto colazione questa mattina?

Perché proprio questa domanda? E che cosa rispondono?

Perché è un indicatore di attenzione verso se stessi. L’alimentazione rappresenta una parte importante della nostra vita, dobbiamo mangiare ciò che fa bene ed essere responsabili di cosa si mangia e non essere vittime di decisioni altrui. Non fare colazione, oltre ad essere una pessima abitudine, è uno specchio di quanto poco la famiglia lo consideri un momento educativo, un momento di condivisione. Si mangia senza prestare attenzione a cosa si sta facendo!

Che rischi comporta non fare colazione al mattino?

Il nostro cervello funziona utilizzando il glucosio come unica fonte energetica, avere bassi valori di glucosio al mattino rallenta e riduce le nostre capacità cognitive.

E per combattere la sedentarietà, cosa spiega loro?

L’uomo ha vissuto la maggior parte della sua vita evolutiva procurandosi il cibo, per fare questo occorre una capacità fisica che ora solo i campioni dello sport hanno mantenuto. Abbiamo perso circa il 50% della nostra massa muscolare, viviamo di più è vero ma soprattutto abbiamo una vecchiaia più lunga con molte malattie. E’ indispensabile mantenere una forma fisica più prestante per poter affrontare con maggior serenità gli ultimi anni di vita.

Quali sono i consigli che si sente di dare ai genitori che scoprono la malattia sul proprio figlio?

Non mi sento di dare consigli, la malattia è seria, gravata da pesanticomplicanze che si manifesteranno tra 20-30 anni quando tendenzialmente i genitori non potranno più essere d’aiuto, è una situazione molto grave. La ricerca va avanti, ma questa categoria di pazienti non ha avuto grandi giovamenti negli ultimi anni.

Per quale ragione?

I diabetici di tipo 1 hanno nella terapia insulinica la sola terapia che possa salvare loro la vita, l’insulina al momento può essere somministrata solo per via sottocutanea e la malattia non guarisce. Inoltre l’insulina è iniettata perifericamente mentre nella naturale situazione fisiologica è prodotta dal pancreas e immediatamente processata dal fegato, questo passaggio al momento non è possibile.

Come viene affrontata la malattia fin da piccoli?

In questi casi l’unica terapia utilizzabile è quella insulinica: l’insulina non c’è e bisogna somministrarla con piccole iniezioni sottocutanee più volte al giorno. Negli ultimi anni la tecnologia ha proposto sempre più strumenti sia per la somministrazione dell’insulina, sotto forma di microinfusori sofisticati, e sensori che rilevano i tassi di glucosio senza obbligare i pazienti a pungersi il dito 5-7 volte al giorno. In futuro si spera che queste macchine possano parlarsi direttamente sostituendosi alla funzione del pancreas naturale, ma la strada è ancora lunga e in ogni modo la somministrazione di insulina non avverrà nella sede naturale.

Quali sono i comportamenti corretti che i bambini diabetici devono mettere in atto per convivere con la malattia?

Essere informati e affrontare il problema con serenità.

Si può guarire dal diabete?

Purtroppo il diabete non è curabile ma è controllabile.

 

DIABETE: SINTOMI E DIAGNOSI NELL’ADULTO E NEL BAMBINO

Il diabete mellito è unamalattia cronica caratterizzata dall’aumento del glucosio nel sangue. L’unico modo per diagnosticarlo èmisurare i valori del glucosio nel sangue con un prelievo ematico.

I sintomi sono sfumati e possono insorgere tardivamente. Il diabete di tipo 1 del bambinopuò manifestarsi conperdita di peso, sete intensa e poliuria (grandi quantità di urine), mentre il diabete dell’adulto (tipo 2) è spesso del tutto asintomatico e spesso diagnosticato con un ritardo di anche 10 anni.

La diagnosi precoceè essenziale per evitare danni seri all’organismo in particolare nei bambini piccoli. La Società Italiana Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica si è impegnata negli ultimi anni affinché i sintomi di esordio vengano riconosciuti precocemente al fine di evitare gravi complicanze.

 

LE COMPLICANZE CRONICHE

Il problema più importante del diabete è costituito dalle sue complicanze croniche (rappresentano il 90% della spesa, fra ricoveri, specialistica e farmaci): laretinopatia è la prima causa di perdita della vista in età lavorativa e una delle prime cause di cecità in assoluto; la nefropatia è oggi la prima causa di dialisi e trapianto renale. Inoltre, il diabete aumenta di 2-3 volte il rischio di infarto e ictuse più di 20 volte le probabilità di subire un’amputazione agli arti inferiorinel corso della vita.

Da “Nuova Speranza”, il magazine dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte Onlus – Giugno 2017- I

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Potrebbero interessarti anche

logo-Prevenzione