Tumore al seno: perché fare la mammografia

Si torna a parlare di tumore al seno e in particolare di diagnosi precoce, che per questa patologia è rappresentata dalla mammografia,un esame radiologico eseguito in tecnica digitale con basse dosi di radiazioni ionizzantiLo scopo dello screening mammografico è individuare tumori maligni riconoscibili ai raggi X.

In Regione Piemonte il programma “Prevenzione Serena” offre gratuitamente ai cittadinilo screening per la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore del seno, del collo dell’utero e del colon-retto. “Lo screening è importante perché può permettere di anticipare la diagnosi e la cura del tumore, consentendo in genere interventi chirurgici più semplici” spiega la Dottoressa Marinella Mistrangelo, Dirigente medico del Dipartimento Funzionale Interaziendale Interregionale della Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Dottoressa, in che cosa consiste nello specifico il percorso dello screening mammografico?

L’opportunità dello screening è riservato di routine alle donne tra i 50 e i 69 anni che non hanno problemi di salute o disturbi a livello mammario per cui non si sono presentate a una valutazione più approfondita, ma vengono chiamate direttamente con una lettera di invito ogni due anni per sottoporsi ad una mammografia di controllo. Questa mammografia di controllo è l’esame di per sé stesso unico. Se il radiologo non osserva delle situazioni dubbie o sospette, conclude con la mammografia che verrà poi refertata e verrà inviato a casa un messaggio di negatività all’esame stesso; se invece il radiologo dovesse riscontrare delle aree che preferisce approfondire, la signora verrà richiamata per un approfondimento che può prevedere un’ecografia del seno per valutare l’area che si vuole controllare e, se necessario, anche una ago-biopsia che viene effettuata direttamente nella stessa sede. Se invece la mammografia è negativa la donna viene rinvitata a distanza di due anni per il controllo successivo. Lo screening però prevede anche delle fasce di età con “adesione spontanea”.

Che significa Dottoressa?

Tramite i medici curanti, alle donne con 45 anni di età viene inviato un invito a contattare lo screening se si vuole partecipare ad una fase di controlli che inizia dai 45 e arriva ai 49 anni. In questo caso la donna viene chiamata tutti gli anni per fare il controllo. Si passerà poi al controllo ogni due anni tra i 50 e i 69 anni. Ai 69 anni la donna può dichiarare il suo interesse a proseguire i controlli fino ai 74 anni, anche in questo casi verrà chiamata ogni due anni per i controlli. Nell’area “contatti” della sezione Prevenzione Serena del sito della Regione Piemonte (https://www.regione.piemonte.it/web/temi/sanita/prevenzione/prevenzione-serena) è indicata la singola area territoriale e i numeri di telefono a cui rivolgersi per partecipare allo screening.

Perché è importante per una donna sottoposti all’esame mammografico?

Perché è un esame semplice che può essere ripetuto senza creare problemi di salute in quanto la quantità di radiazioni è bassissimo. Ormai gli strumenti che vengono utilizzati sono stati negli anni aggiornati e rinnovati quindi c’è una strumentazione molto più precisa e con basse radiazioni. Inoltre, l’esame mammografico non è invasivo, seppur sia un po’ fastidioso; è un esame molto preciso che permette di vedere delle alterazioni anche piccole a livello della ghiandola mammaria che soprattutto da soli non riscontreremmo. Infatti, la famosa autopalpazione che può essere utile da farsi come buona pratica personale di attenzione verso se stessi può difficilmente mettere in evidenza dei piccoli noduli di 5-6 millimetri. Fare la mammografia, che eventualmente individua delle lesioni molto piccole, fa sì che la donna possa accedere ad un programma di cure anche meno aggressivo, l’intervento chirurgico potrà essere più ridotto e le terapie mediche previste nella fase successa più limitate, proprio perché prima si incontra la malattia e più piccola è, minore potrà essere l’aggressività con la quale viene curata e gestita. Quindi trovare prima la lesione aiuta anche a prevenire dei trattamenti più aggressivi in generale.

Come è possibile proteggere quelle donne che purtroppo incontrano la malattia prima dei 40 anni?

La mammografia in questa fascia di età, cioè sotto i 40 anni, non è considerato l’esame migliore in assoluto perché la ghiandola mammaria è più densa, è in fase di fertilità e quindi è di più difficile lettura. E’ ovvio che però nel caso in cui ci sia una familiarità o ci sia un test genetico che dimostra delle mutazioni, si entra in un percorso assolutamente ben predisposto in cui è anche prevista la mammografia e ci sono visite cliniche ed esami ecografici per fasce di età. Si tratta di situazioni che sono già state visualizzate come situazioni a maggio rischio. Diversamente, in una donna sotto i 40 anni il consiglio è di fare periodicamente l’autopalpazione e dei controlli nel caso ci siano dei dubbi o senta delle variazioni della ghiandola rispetto alla situazione normale.

Quale adesione si registra a questo tipo di screening?

L’invito allo screening mammografico è molto alto soprattutto nelle regioni del nord Italia compreso il Piemonte e supera il 90% delle persone nella fascia di età prevista, ma le signore che poi vanno a fare la mammografia di screening sono circa il 55% delle persone invitatecirca il 25-30% delle signore che non si presentano allo screening così come previsto effettua spesso delle mammografie o delle ecografie al di fuori del programma di Prevenzione Serena. Le  signore che non fanno né uno né l’altro in realtà non si presenta ai controlli e preferisce non fare nulla se non nel momento in cui non ci sia problema evidente. Noi consigliamo di aderire al percorso in modo tale da essere indirizzati nella maniera corretta.

Qual è il livello di adesione agli altri tipi di screening?

Decisamente inferiore è l’adesione agli screening per il tumore della cervice uterina effettuato con l’HPV test perché molte sono le signore che durante le visite fanno anche il pap test e quindi magari non vanno poi allo screening. E così per le problematiche colon-rettali: finché si tratta della ricerca del sangue occulto nelle feci le persone sono più aderenti, ma siamo sotto il 50%, per quanto riguarda la rettosigmoidoscopiasiamo sotto il 40%. La ragione è legata al fatto che si tratta di un esame più invasivo benché sia un esame in cui se c’è un polipo questo viene tolto, quindi fin dall’inizio si evita che la malattia possa manifestarsi.

Infine, quale messaggio si sente di dare?

Mi sento di sostenere la prevenzione su tutti e tre i campi (seno, colon-retto, cervice uterina) e alle donne che sono interessate consiglio di proporsi per entrare nel percorso di screening mammografico fin dai 45 anni in poi in modo tale da crescere con la prevenzione, avere mano a mano più fiducia in quello che si fa e sperimentare le attenzioni e la serietà con cui il lavoro viene svolto nei confronti di chi si approccia alla prevenzione.

Articolo a cura della redazione dell’Associazione Prevenzione Tumori

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