La pet therapy combatte fatigue, ansia e depressione nei pazienti oncologici

Si chiama Ciuffo ed è un cane meticcio. Rispetto ai suoi “amici a quattro zampe” è un senior, un “nonno”, ma nessuno ci crede al fatto che abbia 14 anni. Quindi Ciuffo è di fatto in “pensione”, ma lui non ne vuole proprio sentire parlare. Perché nella sua vita, questo cane ha fatto tante cose, compreso essere parte della Squadra cinofila di soccorso della Protezione Civile. Ciuffo ha salvato vite umane calandosi dagli elicotteri e attraversando montagne e fiumi, infaticabilmente. Insieme alla sua padroncina poi ha fatto più di 150 vie ferrate, numerose corde doppie, pareti in inverno e d’estate. «Io credo che chi si affiderà a Ciuffo» ne è convinta la sua padrona «qualcosa da imparare ce l’avrà».

Ciuffo, Becky, Grut, Laiky, Lilli, Amleto, Carola, Joey, Dea, Kimiko e altri amici a “quattro zampe” fanno parte del progetto “Impera” di pet therapy e per sei mesi e due giorni alla settimana saranno accanto a 20 pazienti con tumore del polmone trattati con chirurgia e in trattamento chemioterapico e radioterapico, che lottano contro depressione, fatigue, stanchezza, ansia, disturbi del sonno e dell’umore, condizioni che in questi pazienti hanno un’incidenza che varia dal 50% al 70% dei casi.

Come superare queste difficoltà? Insieme agli “amici a quattro zampe”, i pazienti faranno passeggiate di un’ora nel Parco del Valentino, con partenza dalla Fontana dei Dodici Mesi. L’attività è promossa da Walce Onlus – Donne contro il tumore del polmone in Europa, in collaborazione con Te.C.A., il Centro studi terapie con animali. Questo progetto vuole valorizzazione l’impiego della pet therapy nei pazienti attraverso l’incentivazione all’attività fisica, che migliora la fatigue e la loro qualità di vita, e di conseguenza ansia, depressione e qualità del sonno.

«Nelle persone colpite da tumore polmonare, il sintomo acuto più frequente, prima e dopo il trattamento, è la fatigue,cioè uno stato di stanchezza profonda e prolungata» spiega la Professoressa Silvia Novello, Ordinario di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino, responsabile di Oncologia polmonare all’ospedale San Luigi Gonzaga di Orbassano e Presidente di Walce Onlus. «La fatigueraramente è descritta come un sintomo isolato, spesso è associata ad ansia, stress, depressione e disturbi del sonno, con un conseguente notevole impatto negativo sulla qualità di vita e sull’adesione alle terapie. L’unico intervento che ha dimostrato prove solide di efficacia sulla riduzione della fatigueè l’esercizio fisico, che si è rivelato efficace anche nella riduzione dei livelli di ansia e depressione».

La maggior parte dei pazienti non è stimolata a svolgere attività fisica in modo spontaneo. «E purtroppo, non sono disponibili linee guida formali per la riabilitazione post-chirurgica o post-chemioradioterapica, che comprendano il miglioramento di sintomi residui come la fatigue – prosegue la  Novello-. Da qui nasce il nostro progetto, basato sulle evidenze della pet therapy come strumento di potenziamento dell’attività fisica nei pazienti con tumore del polmone. Vogliamo cioè stimolarli a svolgere movimento all’aperto, in un ambiente extra-ospedaliero».

«Il progetto – afferma la Dottoressa SimonaCarnio, Medico oncologo all’Ospedale San Luigi di Orbassano – si rivolge a 20 pazienti con tumore del polmone trattati radicalmente con chirurgia, comprese le persone in corso di trattamento adiuvante, cioè successivo alla chirurgia, con chemioterapia e radioterapia, e include anche i loro familiari e amici».

I vantaggi della pet therapy

 La pet therapy è stata riconosciuta come cura ufficiale dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 febbraio 2003, ma già dal 1997 ha iniziato a sostenere diverse sperimentazioni rivolte a persone con disturbi cognitivi, comportamentali e psicologici. Numerosi studi ne hanno dimostrato l’efficacia in termini di distrazione dai pensieri legati all’ospedalizzazione, riduzione delle complicanze e miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Capaci di rappresentare uno stimolo concreto e positivo per i pazienti, in particolare gli anziani, i cani sono in grado di contrastare la sensazione di solitudine e di apatiache a volte può instaurarsi durante il ricovero, stimolando un approccio positivo che si ripercuote sulla qualità della permanenzain struttura edella vita del pazientein generale. La pet-therapy si caratterizza per l’empatia e l’interazione tra l’animale e la persona sofferente.

«Le modalità terapeutiche che prevedono l’utilizzo degli animali come strumento per migliorare il funzionamento fisico, emotivo, cognitivo e sociale degli esseri umani sono chiamate “interventi assistiti dagli animali” e sono classificate in attività di assistenza agli animali, terapia assistita da animali e servizi di programmi per animali (Sap)» spiega il DottorPaolo Guiso, Medico veterinario, direttore della struttura semplice di Igiene urbana veterinaria dell’Asl TO5 e Responsabile scientifico di Te.C.A.«I risultati più evidenti appaiono nei pazienti adulti affetti da patologie neurologiche progressive, malattie cardiovascolari e nei bambini colpiti da autismo o da deficit cognitivi. I risultati terapeutici associati all’attività di assistenza agli animali sono il miglioramento della socializzazione, la riduzione dello stress, dell’ansia, della solitudine, il miglioramento dell’umore, del benessere generale e lo sviluppo delle abilità ricreative. La relazione tra il paziente e l’animale mira a restituire al malato autostima, sicurezza, capacità relazionale e, in molti casi, permette di riacquisire abilità psicologiche e motorie perse a causa della sofferenza».

Sottolinea la Dottoressa Barbara Picco, presidente di Te.C.A. «gli animali adatti alla pet therapy sono quellidomestici, affiancati al paziente dopo aver superato severi test che ne attestino lo stato sanitario, le capacità e le attitudini. L’animale per eccellenza in questo tipo di terapie è il cane. Il benessere derivato dalla sua presenza è, infatti, generale e ha basi chimiche e fisiche: il suo affetto stimola l’organismo a produrre endorfine, inducendo uno stato di tranquillità e rilassatezza».

Da “Nuova Speranza“, il magazine dell’Associazione per la Prevenzione e la Cura dei Tumori in Piemonte Onlus – 2019 – n. 1

 

 

 

 

 

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